Intollerante
Si mi rendo conto di essere sempre più intollerante. Ieri in aereo avevo accanto due tipi spagnoli, che hanno parlato per tutto il puto viaggio di cazzate. Due ore e quaranta di volo più 20 minuti di manovre aere tra partenza ed arrivo.
Non ne potevo più. Ogni tanto guardavo fuori dal mio oblò l’ala destra dell’Airbus su cui viaggiavo, sperando in qualche avaria che avesse azionato le maschere d’ossigeno. Almeno la piacchiata fino allo schianto sarebbe stata silenziosa. Ho provato a dormire, ma…impossibile. Allora mi sono messo a leggere, ma il rumore di fondo delle chiacchiere me lo impediva. Mi sentivo come la mia ex ragazza, quando si tappava le orecchie per concentrarsi nell’orgasmo e puntualmente non faceva caso ai miei passi, quando rientravo in casa.
Il viaggio in metro, invece, è stato tranquillo. Nessuno parlava. Però che facce tristi i tedeschi. Sempre con quell’espressione da paziente in sala d’attesa del reparto oncologico, lo sguardo fisso nel nulla o in alternativa sull’orologio, più che altro per controllare se la metro procede in orario.
Giunto a casa le solite cose. La borsa lasciata all’ingresso, il cellulare tirato sul tavolo in cucina, la radio subito accesa con il primo disco sotto mano. Ho aperto il frigo per ascoltare la eco e poi il computer per leggere le mail.
Bagno, doccia, mail, letto. L’ultimo pensiero…avranno smesso di chiacchierare gli spagnoli?