Berlinale
Come ogni anno, con la neve ed il freddo, puntuale sulla città si abbatte la Berlinale, festival della scusa per venire a Berlino ed andare in giro per feste e locali gridando “Berlin is so COOOL”.
Sulla metro la gente discute del festival, ponendosi interrogativi esistenziali “La borsa della precedente rassegna era molto più figa di questa”, logistici “secondo te si troveranno i biglietti su ebay?” e idioti “ma non sarebbe meglio farlo in estate questo festival?”. Ci sono gli Europei di calcio.
Frugo tra le tasche della mia giacca, alla ricerca di qualche vecchio tampax usato da succhiarmi, ma faccio prima a cambiare vagone.
Un manifesto recita “Berlinale 2012”, sullo sfondo una faccia ritoccata, due linee smussate, come a dire “Berlin is so COOOL”, il simbolo dell’orso. Anche quest’anno la rassegna su Fassbinder, Visconti, i fratelli Lumière. D’altronde, gli unici biglietti che troverete.
I film italiani in concorso, come sempre, non se li cagherà nessuno, tranne qualche editoriale fiume sull’Unità, seguiti dai soliti reportage inutili sulla città, il cinema nostrano, il muro di Berlino, più funzione divisoria o valore simbolico?
Alla fine scopriremo il nome impronunciabile di un nuovo regista, vincitore dell’Orso 2012.
Agli altri, la fascetta di partecipazione da mettere sulla locandina “candidato all’Orso di Berlino 2012, 2013, 2014…”