C’era una volta il vinile…

cristianaformetta:

Molte piccole e medie case editrici a rischio di chiusura sono riuscite a salvare baracca e burattini convertendo la loro produzione in ebook. Lo stesso fenomeno sta portando alla luce nuove ed interessanti realtà editoriali. Pur amando i libri e la carta, non posso che ringraziare le nuove tecnologie per aver contribuito a questo fermento letterario, e risparmiatemi le sterili polemiche sulla morte dell’editoria.

Anni fa anche io ho pianto la scomparsa del vinile, ma oggi ascolto musica in streaming e scarico mp3, creo playlist online con Last.fm e le ascolto con Banshee pure su netbook. I tempi cambiano, proviamo a cambiare anche noi.

Il vinile c’è ancora, ha un mercato piuttosto florido e molti gruppi, ancora oggi, incidono sia in vinile che online.

Detto questo, c’è differenza e molta, tra un mp3 e CD, o tra una playlist in rete ed un vinile. Il problema, però, credo sia nella qualità dell’ascolto. Mi attacco le casse al computer mentre navigo in internet, non vuol dire ascoltare musica. È come leggere un libro e twittare “sto leggendo un libro”. Mettendo da parte uno sconsolato “e sti cazzi”, la musica richiede attenzione. Si ascolta un disco perché racconta una storia, ci sono dei brani che si ripetono, che richiamano ad altri, c’è una sofferenza dalla prima all’ultima canzone, un filo logico, una strategia di marketing, un’idea. 

Ci sono gli stili anche nella registrazione, nel mastering. 

La tecnologia è comoda ma tende a trasformare tutto in un prodotto massificato ed a togliere il tempo a noi per gustarlo. È come ascoltare la musica in radio, dove il brano non deve durare più di 3 minuti. Sarebbe come ridurre tutti i film a 90 minuti massimo, i libri alle 130 pagine ecc. Ci guadagnano le Pausini, le Lady GaGa, ecc. I Led Zeppelin starebbero già stretti, con i Pink Floyd non passeresti mai l’intro, invece la musica esige un divano, uno stereo ed un’ora almeno di tempo libero!