Qual è la morale di questa storia?

I giornali lanciano la notizia, Internet la riprende e la rielabora attraverso tre gradi d’interpretazione inutili: quello pseudo-satirico, quello pseudo-intellettuale e quello pseudo. Se raggiunge un certo numero di commenti X, la stessa notizia ritorna sul giornale, come se fosse nuova: un prodotto originale d’Internet. In realtà, la rete, non è altro che l’indotto del giornalismo. 

Per aiutarti, tutte le notizie, oggi, ti permettono di lasciare un commento, di condividerla dove vuoi tu e soprattutto, se vai di fretta, di poter esprimere la tua complessa opinione a riguardo, attraverso due pulsanti: verde (mi piace) o rosso (non mi piace). 

Voti l’articolo e questo te lo spacciano come una conquista di libertà, una differenza netta rispetto alla Televisione. Anche in Tv puoi votare, ma devi telefonare da casa e ti costa. In Rete ti basta un click, gratis. Così, mentre in TV imprechi da solo contro uno schermo, in Internet puoi condividere i tuoi “sì” e “no” con tanti altri.

La grossa differenza, però, è che in salone, contro la TV, tu hai sempre ragione. Sei l’unico a commentare. In Rete, invece, rischi di scontrarti verbalmente con quelli che la pensano diversamente da te. Questo in teoria, perché alla fine, dato che noi cerchiamo il consenso, mica la comprensione di un fatto, cercheremo dei gruppi di persone che la pensano grosso modo come noi: ci si spalleggia, come in un tutte le comunità, i circoli, i gruppi, i partiti.

In rete siamo così liberi di commentare i programmi televisivi e gli articoli di giornale, con tutti quelli che la pensano esattamente come noi.